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giugno 08, 2014

Cuori di bavarese.

Ingredienti: per 6 persone

    panna fresca g 700
    zucchero g 60
    Marsala g 60
    colla di pesce g 12
    3 tuorli
    spezie in polvere (cannella, vaniglia, chiodo di garofano)
    6 dischi di pasta biscotto al cacao di cm 12 di diametro

    La crema bavarese, o più semplicemente bavarese, è un dessert che viene preparato a partire da una crema inglese cui si amalgama gelatina o colla di pesce e si aggiunge panna, che viene incorporata alla fine. Wikipedia


    cuori di bavarese

Preparazione: 60’

  • Montate a bagnomaria i tuorli con il Marsala e lo zucchero.
  • Stemperate nella crema calda la colla di pesce già ammorbidita, lasciate raffreddare poi incorporatevi g 300 di panna montata.
  • Versate la bavarese in 6 stampini a cuore e teneteli in frigo per 6 ore.
  • Per servire, fate sobbollire g 400 di panna fresca aromatizzata con un cucchiaio di spezie, finché si ridurrà a salsina sciropposa.
  • Distribuitela nei piatti e, al centro, accomodate i dischi di pasta.
  • Sformatevi sopra i cuori di bavarese e guarnite a piacere, oppure con fragole e cioccolato.

 

Quanto nutre una porzione: 674 calorie

 

Vino consigliato: Gambellara vin santo, Montefalco Sagrantino passito, Malvasia dellle Lipari passito.

gambellara vinsanto

Il Gambellara Vin Santo è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Vicenza.

Il Vin Santo di Gambellara è unico al mondo perché unico al mondo, e sconosciuto finora, è il lievito che lo caratterizza. L’ha scoperto, nell’anno internazionale della biodiversità, l’Università di Verona e ha intenzione di chiamarlo Zygosaccharomyces gambellarensis, per legarlo indissolubilmente con il territorio di origine.


Questo quanto emerso dal convegno “Progetto di miglioramento dei processi di appassimento e di lavorazione delle uve e caratterizzazione del Vin Santo di Gambellara”, che si è svolto all’interno della cantina Vignato Virgilio a Gambellara.

Gli scopi di questo progetto pluriennale, iniziato nel 2004, sono stati illustrati in apertura dei lavori dal coordinatore Angiolino Maule, che della ricerca è stato anche promotore  e motore: “Abbiamo recuperato 50 anni di storia in cui il Vin Santo sembrava perduto grazie a questa ricerca -  ha dichiarato Maule - e abbiamo finalmente fatto un po’ di chiarezza sulle differenze che ci devono essere fra il Recioto e il Vin Santo”.

Il professor Roberto Ferrarini, del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, ha invece illustrato lo studio che è stato fatto sulle cinetiche di appassimento e sulla loro influenza sul prodotto finale, sulla presenza della muffa nobile Botrytis cinerea nelle uve, che sembra essere non determinante, e sull’identificazione di un profilo sensori ale condiviso del Vin Santo.

Alla professoressa Sandra Torriani, l'onere invece di illustrare al numeroso pubblico la scoperta di questo nuova specie di lievito e l’individuazione di 5 ceppi di lieviti autoctoni che potranno essere utilizzati come valido strumento per gestire al meglio il processo fermentativo, così importante per la qualità del Vin Santo.

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