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agosto 21, 2013

Gelu i muluni dolce estivo, palermitano, ubriacante nei suoi profumi che sanno d'Oriente.

Ricetta per persone n.

6

Ingredienti:

1 kg di anguria privata della buccia esterna
200 g di zucchero
100 g di amido di mais
acqua di gelsomino o di fiori d?arancio
1 bastoncino di cannella
150 g di cioccolato fondente a scaglie

Nella tradizione culturale siciliana, la sua preparazione più nota è quella fatta per la ritualità del festino di Santa Rosalia, a Palermo. In molte altre località dell'isola perde il suo carattere "religioso" e si trasforma in dolce tipico del ferragosto. Frutto tropicale, fu importato dall'Africa e dall'Asia e venne considerato, all'inizio della sua diffusione, cibo plebeo per poi nobilitarsi nelle mense dei ricchi.

Gelu i muluni

 

Preparazione: 30’ più il tempo di raffreddamento + 15’ di cottura

  • Passate la polpa di anguria tagliata a pezzetti al setaccio, premendola con una forchetta e raccogliendo in una ciotola capiente il succo denso che avrete ricavato.
  • Unite al succo di anguria lo zucchero e l’amido, mescolando bene per ottenere un composto liscio e omogeneo, quindi aromatizzatelo con qualche goccia di acqua di fiori d’arancio oppure acqua di gelsomino, che potete anche preparare in casa lasciando in infusione una manciata di gelsomini in acqua per almeno 2 ore.
  • Versate il composto in un tegame, aggiungete anche il bastoncino di cannella e lasciate addensare a fuoco molto dolce, mescolando continuamente per evitare che la preparazione si attacchi al fondo.
  • Quando la crema avrà raggiunto la giusta densità toglietela dal fuoco, eliminate la cannella e versatela in uno stampo unico o in tante formine, guarnendo con i pezzettini di cioccolato, che dovrebbero ricordare i semi dell’anguria.
  • Ponete il dolce in frigorifero fino al momento di servire e quindi decoratelo a piacere con canditi di zucca e pezzetti di pistacchio.

Vino consigliato: tutta la sicilianità in questa portata dolce e dissetante; si accompagna al fresco Moscato di Noto oppure al Ramandolo.

moscato di noto
Il Moscato di Noto si produce nella Sicilia orientale, nei comuni di Noto, Rosolini, Pachino e Avola, in provincia di Siracusa. E’ ottenuto con le uve di Moscato bianco, localmente denominato Moscato giallo o Moscatella, e, in base al disciplinare, può essere naturale, spumante e liquoroso. Il riconoscimento della Doc risale al 1974 (GU n. 199/74) e il Moscato di Noto, insieme e quello di Siracusa e all’Eloro rosso, rientra nel Consorzio tutela vini del Siracusano. Dopo il picco produttivo del 1993, quando ha superato i 1.100 ettolitri, il Moscato di Noto ha registrato un drastico calo dei volumi. Nel 1999 in particolare si è tenuto sotto i 200 ettolitri.

La tradizione vitivinicola dell’ area sud-orientale della Sicilia è ben viva nella memoria della gente del luogo, qui la coltivazione della vite è stata per lungo tempo l’attività agricola prevalente. Il territorio di Pachino ha svolto per parecchi anni il ruolo di centro di produzione di mosti e vini prevalentemente impiegati per il taglio di vini più blasonati, acquistati dal nord Italia e dalla Francia in grandi quantitativi. La Marabino si pone come obbiettivo di riqualificare una zona che oggi è centro di grande interesse e di valorizzazione sotto il profilo commerciale, grazie a caratteristiche pedoclimatiche tali da permettere di ottenere vini di grande pregio. La nostra attenzione è rivolta alla cura del territorio, per questo abbiamo scelto di usare esclusivamente prodotti naturali che seguono i principi dell’agricoltura biodinamica, per aiutare la vigna a trovare e mantenere l’equilibrio in sintonia con la natura e per far esprimere finalmente al vino la profondità del carattere della propria terra.

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