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dicembre 23, 2017

I Dolci al Forno un modo creativo per lasciare tutti a bocca aperta.


Per concludere nel più dolce dei modi la cena di Vigilia o  il Pranzo di Natale perché non preparare un buonissimo Dolce al Forno?


Un pizzico di fantasia e creatività e naturalmente le ricette facili e veloci che abbiamo preparato per voi: scoprile tutte, scegli la tua preferita e farai un figurone!

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Stai cercando ricette per Dolci natalizi al forno?


Scopri gli ingredienti e i consigli utili per cucinare Dolci natalizi al forno tra le nostre ricette.

La Gubana è un dolce tipico della tradizione friulana.

Gubana

I Bianchetti biscotti tradizionali del territorio veneto.

Rotolo-cioccolato_big_thumb[2]


Bigarani antichi biscotti veneziani con uvetta e pinoli.


Torta Pere e Cioccolato il pezzo forte del vostro ricettario.

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Torta Red Velvet torta di origine americana gustosa e spettacolare.

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Torta Tenerina, morbida delizia ferrarese.

Torta_tenerina_big


Le Nacatole sono dei dolci natalizi tipici della tradizione calabrese


Torta con scorza d'arancia candita.

Torta con scorza d'arancia candita

Semifreddo al caffè, con cioccolato fondente e panna fresca.

Semifreddo al caffè


Torta alle mandorle e cioccolato bianco.

Torta alle mandorle e cioccolato bianco

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dicembre 22, 2015

Se anche tu sei alla ricerca del perfetto dolce di Natale per impreziosire ed allietare la tua tavola delle feste, sei nel posto giusto.

In questa sezione troverai tantissimi dolci di Natale, dai più tradizionali ai più fantasiosi, per stupire i tuoi ospiti durante le feste.

Molti di questi dolci di Natale possono diventare delle graditissime idee regalo a tema culinario per fare la felicità di golosi e buongustai.

Scopri tutte le gustose ricette di Dolci e dessert per Natale facili da preparare e ottime in ogni occasione con la cucina di Il Mondo dei Dolci.

I Petrali sono dei dolci tipici di Reggio Calabria.

Sono dei dolci di pastafrolla ripieni a forma di mezzaluna, con all'interno un ripieno ottenuto facendo macerare per molti giorni nel vin cotto e nel caffè zuccherato un tritato di fichi secchi, noci, mandorle, buccia di arancia e di mandarino.

L'esterno è di solito guarnito con una spennellata di rosso d'uovo sbattuto e diavoletti colorati (piccole palline di zucchero colorate); alternativamente posso essere guarniti con glassa di zucchero, con cioccolato fondente o cioccolato bianco.

Tali dolci vengono usualmente preparati e consumati durante le festività natalizie.


Ingredienti: per 4 persone
latte g 400
zucchero g 100
pane raffermo g 90
cioccolato fondente g 60
4 fichi secchi
2 fave di cacao tostate
2 tuorli
un uovo
burro
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dicembre 09, 2015

Le nacatole sono dolci tradizionali della Calabria. L'area di produzione e in particolare è il territorio del comprensorio della Locride, in Provincia di Reggio Calabria e in pochi altri comuni della Calabria.
Le nacatole sono dei dolci tradizionali di origine antica, di forme diverse, che vengono preparati nelle famiglie e nelle pasticcerie locali, durante il periodo natalizio. Si preparano una settimana prima di Natale come segno beneaugurale e non possono mancare nel cenone di fine anno. Vengono pure commercializzate nei negozi di pasticcerie.
Questo tipico dolce viene consumato e si sposa magnificamente con i classici vini locali da dessert (assimilabili per molti versi ai cantucci col vinsanto). La mattina, invece, a colazione, si associa molto bene con il latte fresco. L'area di produzione è il territorio del comprensorio della Locride e in pochi Comuni della Calabria.
  • Ingredienti:

1 kg di Farina
4 uova intere
2 tuorli
1 bustina di vanillina
zucchero 230g
1 bicchiere di anice
1 noce di burro sciolto


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maggio 02, 2015

  • Ingredienti:  

1 kg di farina
10 uova
150 g di zucchero
150 g di burro
2 Bicchierini di liquore a base di anice
300 g di miele
mezzo Bicchiere d'acqua
una Bustina di lievito
olio per friggere q.b.
un Pizzico di sale

 

I semi della pianta dell’anice sono utilizzati sin dall’antichità per fini sia medici che gastronomici e, in particolar modo per la produzione di bevande.
Originaria del Medio Oriente, la pianta dell’anice veniva coltivata in Iran già tremila anni fa, mentre diverse testimonianze storiche ne attestano la coltivazione qualche secolo dopo in tutta l’area mediorientale ed in particolare nell’Antico Egitto.

Presta questa pianta giunse anche nell’Antica Grecia e successivamente a Roma, dove veniva utilizzata in campo gastronomico per aromatizzare i piatti a base di carne, per preparare un antico dolce rituale antenato delle odierne torte nuziali e per aromatizzare il vino conferendogli un aroma unico.

Gli antichi romani ritenevano per altro, come testimonia Dioscoride, che l’anice possedesse incredibili virtù afrodisiache e che fosse in grado di risvegliare l’ardore amoroso in qualunque uomo.

Nel resto dell’Europa, invece, l’anice si diffuse soltanto in epoca medievale, in particolare in Inghilterra, Germania e Francia, anche grazie al suo utilizzo all’interno dei monasteri per la produzione di liquori digestivi.

Mentre in Sicilia, nello stesso periodo, gli Arabi introdussero l’usanza di bere acqua e anice serviti con ghiaccio che poi si diffuse in tutta Italia.

Dopo un periodo di relativo disuso, le bevande al gusto di anice tornarono di moda nel secolo scorso nel mondo bohèmien sotto forma di superalcolici che, anche a causa della loro proibizione, acquisirono rapidamente un’aura quasi “mitica”, tanto da essere più volte citate da autori famosi, tra i quali D’Annunzio e Pasolini.

Ciccitielli

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marzo 27, 2015

  • Ingredienti: per 4 persone

    500 g di farina 00
    25 g di lievito di birra
    130 g di zucchero semolato
    80 g di strutto
    9 uova
    zucchero a velo
    burro per lo stampo
    sale

    Il Piccillato è un dolce pasquale che proviene della tradizione calabrese. Si prepara il giorno prima di Pasqua. Non è molto difficile, però richiede molta pazienza visti i tempi lunghi di lievitazione. Tuttavia il risultato è caldo e scenografico, ha il gusto e l’aspetto della tradizione.

    Piccillato di Pasqua

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marzo 26, 2015

Nel menu pasquale i protagonisti veri sono i dolci, a partire dalla classica colomba e dal sempre amato uovo al cioccolato, passando per le ricette tradizionali regionali che ci riportano in tavola i sapori di una volta per finire con ricette nuove e fantasiose  comunque adatte per festeggiare la Pasqua.

1.- Nastri di cartellate con caramello e canditi.

Le cartellate (nella zona del barese carteddàte o scartilléte, o péttue oppure chelustre o ancora sfringioli, nel foggiano crùstele, nel salentino cartiddate, chiòsere a Gravina in Puglia), sono dei tipici dolci originari della Puglia e prodotti anche nelle regioni limitrofe (nèvole in Calabria e rose o crispedde in Basilicata).

Preparate soprattutto a Natale, nella tradizione cristiana rappresenterebbero l'aureola o le fasce che avvolsero il Bambino Gesù nella culla, ma anche la corona di spine al momento della crocifissione.

Nastri di cartellate con caramello e canditi

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marzo 12, 2015

Dal punto di vista gastronomico, la Calabria ha dato luogo a un ricettario composito, le cui preparazioni sono influenzate da un lato dalle numerose dominazioni subite e dall’altro dalle due anime del territorio, terrigna e marinara: nell’entroterra si trovano i piatti più sapidi e intensi della cultura contadino-pastorale, mentre sulla costa splende una solare cucina di pesce.

I prodotti dolciari calabresi racchiudono tradizioni millenarie. Dolci inimitabili perché tramandati da generazione in generazione, tipici, freschi, fatti a mano con materie prime inconfondibili, da tecniche antiche, ma soprattutto frutto di una terra ancora incontaminata.

La grande varietà dei dolci di questa regione ha spesso un significato rituale legato alle feste dei Patroni e a quelle popolari, in passato venivano offerti come un mezzo di saluto, venivano esposti nelle feste e nelle fiere, rappresentavano tutte le espressioni dei sentimenti puri del popolo contadino calabrese, nelle loro proprie forme esprimono chiari significati, come i biscotti a forma di “cavallo”, “pesce”, “capra”, “gallo”, simboleggiano la vita rurale contadina e il rispetto per la natura. Tipica anche l’usanza di dare la forma del santo protettore del paese.

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gennaio 23, 2015

  • Ingredienti: per 8 persone
Farina 00 200 g
Uova 2
Olio extravergine d'oliva 10 g
Lievito in polvere 5 g
Miele 180 g
Mandorle a scaglie 8 g
Arancia candita 8 g
La ricetta della tradizionale pignolata calabrese di Carnevale viene rivisitata in chiave light.
Scopriamo come fare ad ottenere una versione un po' più leggera di questo dolce di Carnevale ricco e goloso, la pignolata.
Pignolata light di Carnevale

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aprile 17, 2014

Ingredienti: per 4 persone

500 g di farina 00
25 g di lievito di birra
130 g di zucchero semolato
80 g di strutto
9 uova
zucchero a velo
burro per lo stampo
sale

Il Piccillato è un dolce pasquale che proviene della tradizione calabrese. Si prepara il giorno prima di Pasqua. Non è molto difficile, però richiede molta pazienza visti i tempi lunghi di lievitazione. Tuttavia il risultato è caldo e scenografico, ha il gusto e l’aspetto della tradizione.

Piccillato di Pasqua

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aprile 04, 2014

Ingredienti: 4 persone
500 g di farina tipo 00
2 uova
1/2 cucchiaio di cacao amaro in polvere
3 cucchiai di caffè ristretto
180 g di zucchero
1/2 cucchiaino di succo filtrato di limone
1 cucchiaino di cannella in polvere
vino bianco secco
alcune scorzette di arancia candite
alcune scorzette di cedro candite
6 cl di olio extravergine di oliva
olio di semi di arachidi


Le cartellate (nella zona del barese carteddàte o scartilléte, o péttue oppure chelustre o ancora sfringioli, nel foggiano crùstele, nel salentino cartiddate, chiòsere a Gravina in Puglia), sono dei tipici dolci originari della Puglia e prodotti anche nelle regioni limitrofe (nèvole in Calabria e rose o crispedde in Basilicata).
Preparate soprattutto a Natale, nella tradizione cristiana rappresenterebbero l'aureola o le fasce che avvolsero il Bambino Gesù nella culla, ma anche la corona di spine al momento della crocifissione.
Nastri di cartellate con caramello e canditi

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gennaio 06, 2014

Il Moscato Passito è il prodotto simbolo di Saracena, comune sito all'interno del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza.

Ha una storia che non è un'esagerazione definire millenaria.

Basti pensare che nel XVI secolo faceva parte della lista dei vini dell'Enoteca Pontificia: il Cardinal Sirleto (1514-1585) lo faceva spedire per nave da Scalea, affinchè non mancasse mai sulla tavola di Papa Pio IV (1499-1565).

Citato in diversi trattati enologici dell'800, negli ultimi decenni non era mai andato oltre una dimensione produttiva domestica (molte famiglie di Saracena ne producevano qualche litro), rischiando quindi di scomparire.

Estremamente interessante è l'antichissimo procedimento di produzione, che prevede la vinificazione separata del Moscatello di Saracena, vitigno autoctono, particolarmente profumato ed aromatico, e delle uve Guarnaccia e Malvasia.

Il principale artefice della riscoperta di questo vino è Luigi Viola, fondatore delle Cantine Viola.

Il Greco di Bianco è un vino passito giallo, ottenuto dal vitigno autoctono Greco Bianco in purezza.

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Il vitigno ha origine da un tralcio importato dai coloni greci sbarcati nell'VIII secolo a.C. presso Capo Zefirio, odierno Capo Bruzzano, proprio nel territorio di Bianco.

Fin dall'antichità gli si attribuiscono virtù afrodisiache e terapeutiche.

La leggenda vuole che 10.000 locresi riuscirono a sconfiggere 130.000 crotonesi nella battaglia di Sagra (560 a. C.) solo grazie alla forza fisica ed al coraggio derivanti dalle bevute di Greco.

Esiodo racconta come appassire i grappoli e procedere poi alla vinificazione: ancora oggi si seguono alcuni dei suoi dettami.

Nonostante abbia origini così antiche, il Greco di Bianco è stato sempre penalizzato da una scarsa valorizzazione, perlomeno al di fuori di un ambito strettamente locale.

L'azienda Capo Zefirio è stata fondata da tre amici che avevano in comune il desiderio di valorizzare, promuovere e far conoscere questo splendido vino della Locride

Cantine Viola – Saracena (CS)
Le Cantine Viola sono a Saracena, comune di circa quattromila abitanti situato in Calabria, nella parte settentrionale della provincia di Cosenza, all'interno dell'area del Parco Nazionale del Pollino. Il Mar Ionio dista circa 45 km, il Mar Tirreno circa 60 km.
Luigi Viola, maestro elementare in pensione, amante della sua terra e delle tradizioni del mondo contadino, rendendosi conto che il prodotto simbolo di Saracena, il Moscato, stava scomparendo, perchè la sua produzione era ormai ridotta solo a poche famiglie per uso domestico, decide nel 1999 di fondare le Cantine Viola, per dedicarsi al suo recupero, alla sua valorizzazione ed alla sua diffusione.

Fin da subito Luigi coinvolge la moglie Margherita ed i tre figli Roberto, Alessandro e Claudio, riuscendo a sventare l'estinzione del Moscato di Saracena e la perdita della sua procedura di vinificazione.

La ricetta tradizionale è così unica da spingermi a dilungarmi nella sua descrizione.
I fase: Il Moscatello di Saracena viene raccolto ai primi di settembre e fatto appassire appendendolo grappolo per grappolo.

II fase: Nella prima decade di ottobre si vendemmiano la Guarnaccia e la Malvasia, e, dopo una pigiatura soffice, il mosto, ottenuto usando in parti uguali i due tipi di uve, viene concentrato, ridotto di un terzo del volume iniziale, bollendolo a fuoco vivo, in modo da aumentarne il tenore zuccherino.

III fase: I profumi e gli aromi sono conferiti dall'uva passita di Moscatello di Saracena.
Raffreddato il mosto concentrato, ad esso si uniscono gli acini disidratati del Moscatello di Saracena, selezionati uno ad uno e schiacciati manualmente per evitare la rottura del vinacciolo, che ne comprometterebbe la delicatezza del gusto. Si usano di 25 kg di Moscatello di Saracena per ogni hl di mosto.

Ha inizio così una lunga fermentazione in acciaio innescata dai lieviti autoctoni dell'uva appassita e una macerazione dell'uva di Moscatello di almeno sei/sette mesi.

I risultati ottenuti sono stati eccellenti, i premi ed i riconoscimenti numerosi, tanto che altri concittadini si sono convinti a seguire la via di Luigi, cimentandosi nella produzione del Moscato di Saracena, ed affiancandolo nella battaglia per il riconoscimento della DOC.

Attualmente la famiglia Viola lavora 5 ettari di vigneto, di cui 4 di proprietà
Si producono 2 etichette diverse, per un totale di 10.000 bottiglie, di cui 5.000 di Moscato di Saracena.

Si fanno anche 1.500 bottiglie di grappa.

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Sia il nome di questi panzerotti farciti di crema, “chinulìlle”, sia quello della torta ripiena, “chjina”, derivano dal vocabolo latino “plenus”, che vuol dire “pieno”.

Ingredienti: per 4 persone

500 g di farina
    4 uova
    50 g di zucchero
    olio per friggere
    zucchero a velo
    cannella
    garofano in polvere
    miele
    sale
  

Per il ripieno:
    300 g di ricotta
    buccia grattugiata di 1/2 limone e di 1/2 arancia
    cognac

 

Chinulille

 

Preparazione: 1 ora e 30’ + 45’ di cottura

  • Schiacciate la ricotta con la forchetta e passatela al setaccio per renderla cremosa.
  • Profumatela con le bucce grattugiate di limone e d’arancia, ammorbiditela con un po’ di cognac.
  • Sul piano di lavoro disponete la farina a fontana, al centro sgusciate tre uova, aggiungete lo zucchero e un pizzico di sale.
  • Impastate e lavorate il composto per 30 minuti.
  • Dividete la pasta in due e tirate due sfoglie molto sottili.
  • Spalmatene una con il restante uovo sbattuto insieme a un po’ d’acqua, sopra, a uguale distanza, distribuite mucchietti di ripieno.
  • Ricoprite con l’altra sfoglia, premete bene intorno al ripieno e ritagliate i ravioli in forma rotonda o quadrata a piacere.
  • Friggeteli in abbondante olio caldo.
  • Sgocciolateli quando sono dorati e asciugateli su carta assorbente.
  • Trasferiteli sul piatto da portata, cospargeteli di zucchero a velo, cannella, garofano in polvere e miele.
  • Servite.

 

Quanto nutre una porzione: 315 calorie

 

Vino consigliato: Greco di bianco

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Greco di Bianco è il termine che indica il vitigno tipico della fascia costiera reggina sul versante ionico nel territorio del comune di Bianco (RC), nonché l'omonimo vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Reggio di Calabria ed in particolare principalmente nel territorio di Bianco, da cui prende il nome, e il comune limitrofo di Casignana, sulla Costa dei gelsomini.

Il Greco di Bianco è ritenuto il vino più antico d'Italia insieme al Moscato di Siracusa: la vite dalla quale si ricava il Greco di Bianco ha origini molto remote: si ritiene che il primo tralcio sia arrivato in Calabria, nel territorio di Bianco, già nel VII secolo a.C., quando i Greci sbarcarono presso il promontorio Zefirio (oggi chiamato Capo Bruzzano).

Il grappolo del vitigno Greco B. di Bianco è lungo, spargolo, può arrivare ad una lunghezza massima di 60 centimetri. Gli acini sono piccoli e rotondeggianti, vinaccioli molto sviluppati e, quindi, con poca polpa e la buccia sottilissima.

Il sistema di allevamento più utilizzato è il cordone speronato orizzontale bilaterale. I tralci arrivano fino a 7 metri di lunghezza e si adornano di foglie pentalobate, lucide nella pagina superiore e quasi tomentose nella pagina inferiore, tipiche di queste viti. Altro sistema di allevamento, oramai praticato solo su vecchi vigneti, è l'alberello.

Il vitigno ha una resa media in uva fresca di circa 100 q/ha. L’uva, prima di essere spremuta viene appassita su graticci di canne fino a quando non si è registrato un calo minimo del 35%.

Il Greco di Bianco non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia.

La pianta trovò lungo questo tratto di terra caratteristiche climatiche simili a quelle d'origine.

Nel 1966 il Greco di Bianco ha raggiunto un livello molto basso di produzione, ragion per cui fu fondata a Bianco una cooperativa agricola, con il fine di valorizzarne e standardizzarne la produzione. L'obiettivo è stato raggiunto nel 1980, anno in cui il Greco di Bianco ha avuto il riconoscimento del marchio DOC.

Abbinamenti:

Pasticceria secca, dolci a base di pasta di mandorle (temperatura di servizio consigliata: 14°-16 °)

 

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dicembre 15, 2013

La tradizione dei dolci di Natale è talmente varia in Italia che, da nord a sud, sono presenti una miriade di  dolci tutti diversi e deliziosi: il torrone, il panettone, il croccante, il pandoro, gli struffoli sono solo alcuni dei dolci di Natale più conosciuti ed apprezzati.

Se anche tu sei alla ricerca del perfetto dolce di Natale per impreziosire ed allietare la tua tavola delle feste, sei nel posto giusto.

In questa sezione troverai tantissimi dolci di Natale, dai più tradizionali ai più fantasiosi, per stupire i tuoi ospiti durante le feste.

Molti di questi dolci di Natale possono diventare delle graditissime idee regalo a tema culinario per fare la felicità di golosi e buongustai.

Scopri tutte le gustose ricette di Dolci e dessert per Natale facili da preparare e ottime in ogni occasione con la cucina di Il Mondo dei Dolci.

Ingredienti: per 6 persone

500 g di melanzane
200 g circa di cioccolato fondente
200 g di marmellata di amarene
150 g di cedro candito
2 uova
farina
olio

Per la salsa:

40 g di cacao
200 g di cioccolato fondente
50 g di zucchero
1 dl e 1/2 di vermut

Melanzane al cioccolato

L’antico abbinamento melanzana-cioccolato oltre che in Calabria è diffuso in Campania dove, soprattutto il giorno di Ferragosto, si prepara un dolce che alterna strati di melanzane fritte ad altri di crema di cioccolato, canditi,mandorle, scorzette di agrumi, amaretti e cannella.

Preparazione: 30’ + 60’ di cottura

  • Spellate le melanzane, tagliatele a fettine nel senso della lunghezza e friggetene un po’ alla volta in una padella colma d’olio ben caldo.
  • Quando sono leggermente dorate ritiratele con la paletta bucata e asciugatele su carta assorbente.
  • Accoppiate le fettine di melanzana a due a due, quindi farcitele con alcune piccole scaglie di cioccolato, un po’ di marmellata e pezzettini di cedro candito.
  • Passate i fagottini di melanzane prima nelle uova sbattute, poi nella farina, friggeteli nell’olio ben caldo, quando sono leggermente dorati ritirateli con la paletta bucata, asciugateli con cura su carta assorbente da cucina.
  • Preparate la salsa: in un tegamino messo a bagnomaria lasciate fondere il cioccolato. In un pentolino sciogliete il cacao e lo zucchero con l’acqua necessaria, aggiungete il cioccolato fuso a bagnomaria e il vermut, portate a bollore e cuocete fino a ottenere una consistenza piuttosto densa.
  • Immergetevi velocemente i fagottini di melanzana,sgocciolateli, disponeteli sul piatto da portata, lasciateli raffreddare in frigorifero per almeno 3 ore.
  • Ritirate, lasciate riposare alcuni minuti e servite a tavola.

Quanto nutre una porzione: 535 calorie.

 

Vino consigliato: Calabria Rosso Passito

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La zona di produzione delle uve per l'ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con l'indicazione geografica tipica «Calabria» comprende l'intero territorio amministrativo delle province di: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia nella regione Calabria.

Dal punto di vista territoriale, montagne, altopiani, colline, più o meno ripide ed elevate dominano la situazione, lasciando al piano ben poco spazio, inferiore al 10% del territorio regionale e con poche pianure di bella estensione (Sant’Eufemia, Sibari, e Gioia ). Dal punto di vista economico, quindi, l’agricoltura non trova nell’andamento del suolo un alleato per la sua diffusione e produzione. Le migliori possibilità di sviluppo spettano alle produzioni specializzate che, non hanno bisogno di grandi e comodi spazi e che soprattutto sanno portare un valore aggiunto in grado di ricompensare in modo adeguato costi produttivi elevati e forti impegni professionali e operatrici.
La produzione vitivinicola in particolare, vanta tradizioni solide, riconducibili addirittura ai contatti con il popolo greco durante il primo millennio a.C..

Calabria Igt Calabria Igt (foto http://win.lameziaweb.biz)

Vitigni - Grado alcolometrico minimo - Invecchiamento e qualifiche.

I vini ad indicazione geografica tipica «Calabria» bianchi, rossi e rosati devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, da uno o piu' vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Calabria, a bacca di colore analogo ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, riportati nel disciplinare.
L'indicazione geografica tipica «Calabria» con la specificazione di uno dei vitigni, e' riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell'ambito aziendale, per almeno l'85% dal corrispondente vitigno.
Possono concorrere, da sole o congiuntamente, altre uve dei vitigni di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Calabria fino ad un massimo del 15%.

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novembre 24, 2013

Ingredienti: per 6 persone

pasta sfoglia surgelata g 500
rabarbaro g 400
crema pasticcera g 300
panna fresca g 150
rum g 50
burro g 35
3 lime
zucchero a velo, semolato e greggio
uovo per pennellare

Per fare la crema pasticcera, occorrono 2 tuorli, g 250 di latte, g 75 di zucchero semolato e g 20 di farina. I tuorli, lo zucchero, la farina si mescolano in una ciotola, si stempera il tutto con il latte,caldo, quindi si porta la crema su fuoco moderato e, mescolando, la si fa sobbollire per 4-5'.

sfogliatine al rabarbaro
Preparazione: 60’

  • Fate scongelare la pasta sfoglia.
  • Intanto pulite le coste di rabarbaro togliendo le parti fibrose e le foglie.
  • Soffriggete nel burro una cucchiaiata di zucchero semolato, finché diventerà leggermente caramellato, aggiungete le coste di rabarbaro a pezzi, lasciatele rosolare, quindi fiammeggiatele con il rum.
  • Non appena l'alcol sarà evaporato e l'insieme risulterà legato e sciropposo, spegnete e lasciate raffreddare.
  • Tirate la pasta in sfoglia di mm 3 di spessore, ricavatene 6 rettangoli di cm 9x7, pennellateli d'uovo battuto, sistemateli su una placca spruzzata d'acqua fredda e infornateli a 220° per 5', quindi abbassate la temperatura del forno a 190°, spolverizzate i rettangoli di zucchero a velo e infornateli ancora per 10' circa.
  • Montate la panna e amalgamatela con la crema pasticcera.
  • Grattugiate i lime (solo la parte esterna della buccia ben lavata).
  • Sfornate i rettangoli di sfoglia, lasciateli intiepidire, tagliateli a metà, metteteli nei piatti da porzione, quindi distribuite sui mezzi rettangoli la crema, il rabarbaro e un pizzicone di lime grattugiato; coprite con quelli liberi, spolverizzate la preparazione con un pizzico di zucchero greggio e servitela subito.

Quanto nutre una porzione: 690 calorie.

Vino consigliato: Greco di Bianco

greco di bianco

Greco di Bianco è il termine che indica il vitigno tipico della fascia costiera reggina sul versante ionico nel territorio del comune di Bianco (RC), nonché l'omonimo vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Reggio di Calabria ed in particolare principalmente nel territorio di Bianco, da cui prende il nome, e il comune limitrofo di Casignana, sulla Costa dei gelsomini.


Il Greco di Bianco presenta un colore giallo tendente al dorato e con eventuali riflessi ambrati; l'odore è etereo, caratteristico, e si possono individuare numerosi profumi di fiori e di frutti: fiori d'arancio, di agrumi, di fichi, di miele, di uva matura e appassita; il gusto, persistente, è piacevolmente dolce, morbido e caldo.

Il Greco è un vino considerato dolce, ma possiede una carica zuccherina molto gentile, che tende a diminuire con il trascorrere degli anni. Per essere gustato in maniera ottimale, va consumato dopo 5-8 anni dalla vendemmia ed oltre e servito ad una temperatura di 10-12 gradi in calici di media capacità a tulipano.

Può essere degustato senza accompagnamento, come vino da meditazione, abbinato a dolci molto strutturati o consistenti, come crostate di frutta, specialità con confettura, pasticceria mignon, cassata siciliana e dolci alla frutta, ma può accompagnare anche piatti a base di fegato d'oca e formaggi piccanti a pasta dura.

Questo vino, per essere ben conservato, va tenuto coricato in scaffalature di legno, al buio, a temperatura costante fra i 10 ed i 15 °C e con umidità intorno al 70-75%, affinché il tappo non si asciughi. Infine, da evidenziare come il Greco di Bianco abbia ottenuto la qualifica di vino D.O.C. con D.M. del 18 giugno 1980, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 340 del 12 dicembre 1980.

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ottobre 31, 2013

Ecco le tarelle dei morti, dolci pugliesi diffusi anche in Sicilia e in Calabria: morbidi biscotti leggermente aromatizzati ricoperti da una glassa golosa.

Ingredienti:

500 gr di farina 00
100 gr di zucchero
100 gr di strutto (o burro)
1 uovo
1 bustina di lievito per dolci
Latte
1 limone non trattato

Per la glassa:

500 gr di zucchero
50 gr di acua
100 gr di succo di limone

    tarelle dei morti
    Preparazione: 20’ + 15’ di cottura

  • Rompete l’uovo e sbattetelo con lo zucchero e lo strutto; spremete il limone e, dopo averlo lavato bene, tagliate le scorze eliminando la parte bianca interna.
  • Aggiungete al composto le scorze tritate, due cucchiaini di succo, la farina, un bicchiere di latte (sempre mescolando) e il lievito.
  • Per capire se l’impasto è venuto bene, provate a staccarlo dalla ciotola: non deve essere né troppo liquido né troppo appiccicoso.
  • Copritelo e lasciatelo riposare per due ore.
  • Fate dei piccoli panetti con l’impasto e cuocete in forno preriscaldato a 200 gradi per 15 minuti, poi lasciate raffreddare.
  • Per la glassa:
  • fate cuocere a fuoco dolce lo zucchero con l’acqua e il succo di un limone, mescolando di continuo e facendo attenzione a non bruciare lo zucchero.
  • Quando le taralle saranno fredde, immergetele nella glassa (non fatela raffreddare troppo presto, altrimenti diventerà dura: potete tenere il fuoco basso oppure riscaldarla a bagnomaria).
  • Lasciate indurire la glassa sui biscotti.

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agosto 05, 2013

calabriaDal punto di vista gastronomico, la Calabria ha dato luogo a un ricettario composito, le cui preparazioni sono influenzate da un lato dalle numerose dominazioni subite e dall’altro dalle due anime del territorio, terrigna e marinara: nell’entroterra si trovano i piatti più sapidi e intensi della cultura contadino-pastorale, mentre sulla costa splende una solare cucina di pesce.

Terra prevalentemente montuosa e collinare, con modeste piane ai piedi dei colli, la regione si affaccia sui mari Ionio e Tirreno con un variegato e imponente sviluppo costiero di oltre 700 chilometri.

I prodotti dolciari calabresi racchiudono tradizioni millenarie. Dolci inimitabili perché tramandati da generazione in generazione, tipici, freschi, fatti a mano con materie prime inconfondibili, da tecniche antiche, ma soprattutto frutto di una terra ancora incontaminata.

dolci calabresiLa grande varietà dei dolci di questa regione ha spesso un significato rituale legato alle feste dei Patroni e a quelle popolari, in passato venivano offerti come un mezzo di saluto, venivano esposti nelle feste e nelle fiere, rappresentavano tutte le espressioni dei sentimenti puri del popolo contadino calabrese, nelle loro proprie forme esprimono chiari significati, come i biscotti a forma di “cavallo”, “pesce”, “capra”, “gallo”, simboleggiano la vita rurale contadina e il rispetto per la natura. Tipica anche l’usanza di dare la forma del santo protettore del paese.

I dolci della tradizione calabrese vengono spesso fatti con dolcificanti naturali quali il miele, lo sciroppo di fichi, il mosto. Questi alimenti, ricchi di fibre e di preziosi enzimi, sono preferibili allo zucchero. Infatti in passato l'uso dello zucchero era molto limitato e veniva acquistato dalla popolazione una o due volte all'anno, soprattutto per dolcificare il caffè quando c'era o per fare le caramelle a vetro in caso di tosse e raffreddori. Il miele invece era abbastanza diffuso, ma circolava poco tra i contadini poveri e veniva riservato per la pignolata e i mostaccioli

 

1.- Marmellata di clementine.

marmellata di clementine

2.- Sorbetto al Bergamotto di Reggio Calabria.

sorbetto al bergamoto

3.- Turtiddi tipici tortelli fritti della cucina calabrese.

turtiddi

 

4.- Mousse di cioccolato e melanzana.

mousse, cioccolato e melanzana

 

5.- I prodotti dolciari calabresi racchiudono tradizioni millenarie.

6.- Il gelato artigianale calabrese, prodotto di alto gradimento.

gelato artigianale calabrese

7.- I Petrali sono dei dolci di pastafrolla ripieni a forma di mezzaluna tipici di Reggio Calabria.

8.- Le Nacatole sono dei dolci natalizi tipici della tradizione calabrese

 

9.- Cururicchi dolci natalizi calabresi fritti di patate.

10.- I mostaccioli calabresi hanno origini antichissimi è un intreccio tra storia e leggenda tramandata negli anni da padre in figlio in generazioni.

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