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novembre 30, 2013

Scopri tutte le gustose ricette di Dolci e dessert  facili da preparare e ottime in ogni occasione con la cucina di Il Mondo dei Dolci.

Ingredienti: per 10 persone

3 confezioni di budino, rispettivamente nei gusti di cioccolato caffè, cioccolato gianduia e zabaglione
latte l 1,500
zucchero semolato g 200
16 biscotti savoiardi
5 amarettoni
rhum


budino unduetre
Preparazione: 20' più circa 3 ore di raffreddamento

  • Stendete i savoiardi su un piatto e imbeveteli di rhum.
  • Preparate con mezzo litro di latte e 3 cucchiaiate di zucchero il budino cioccolato-caffè, secondo le istruzioni sulla confezione e versatelo in uno stampo a cassetta di l 2 di capacità.
  • Coprite il budino con metà dei savoiardi.
  • Preparate con altro mezzo litro di latte il budino allo zabaglione, versatelo sul primo, quindi copritelo con i biscotti savoiardi restanti.
  • Cuocete il terzo budino, versatelo sui precedenti e mettete a raffreddare.
  • Sformate quando sarà ben rassodato e guarnite con gli amarettoni.

Quanto nutre una porzione: 320 calorie.

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Scopri tutte le gustose ricette di Dolci e dessert  facili da preparare e ottime in ogni occasione con la cucina di Il Mondo dei Dolci.

Ingredienti: per 4 persone

2 buste di preparato per Crema Pasticcera
latte g 500
2 banane
2 kiwi
2 fette di ananas in scatola e il succo
limone
ciliegine candite
zucchero semolato
foglie di menta

crema in coppa con frutta
Preparazione: 15’

  • Preparate l'anello (anche con un giorno d'anticipo): battete le uova con i tuorli, lo zucchero e 2 bustine di vanillina.
  • Stemperate il composto con il latte riscaldato insieme con la panna, versandolo a filo.
  • Mettete il composto in uno stampo ad anello di cm 24 di diametro, quindi cuocete a bagnomaria nel forno già a 190° per circa 50'.
  • Sfornate e lasciate raffreddare poi, senza sformare, passate l'anello in frigorifero almeno per 6 ore.
  • Al momento di servire, preparate una macedonia riducendo in dadolata il kiwi, la banana, le albicocche la mela e mezza pesca.
  • Cospargete con 2 cucchiaiate di zucchero e con il succo di un limone.
  • Tagliate a rondelle il fico e la mezza pesca rimasta.
  • Frullate insieme i lamponi con lo zucchero semolato.
  • Sformate l'anello su un piatto adeguato; al centro mettete la macedonia sgocciolata dal sugo, guarnite con le fettine di pesca e di fico, quindi servite con la salsa di lamponi, a parte.

Quanto nutre una porzione: 428 calorie.

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novembre 29, 2013

Ingredienti: per 10 persone

Per l'anello:
latte g 600
panna da montare g 200
zucchero semolato g 170
5 uova e 5 tuorli
vanillina

Per completare:
un kiwi
una banana
una mela
un fico
una pesca
2 albicocche
zucchero semolato
limone

Per la salsa:
lamponi g 100
zucchero semolato g 80

anello alla vaniglia con frutta
Preparazione: 75’

  • Preparate l'anello (anche con un giorno d'anticipo): battete le uova con i tuorli, lo zucchero e 2 bustine di vanillina.
  • Stemperate il composto con il latte riscaldato insieme con la panna, versandolo a filo.
  • Mettete il composto in uno stampo ad anello di cm 24 di diametro, quindi cuocete a bagnomaria nel forno già a 190° per circa 50'.
  • Sfornate e lasciate raffreddare poi, senza sformare, passate l'anello in frigorifero almeno per 6 ore.
  • Al momento di servire, preparate una macedonia riducendo in dadolata il kiwi, la banana, le albicocche la mela e mezza pesca.
  • Cospargete con 2 cucchiaiate di zucchero e con il succo di un limone.
  • Tagliate a rondelle il fico e la mezza pesca rimasta.
  • Frullate insieme i lamponi con lo zucchero semolato.
  • Sformate l'anello su un piatto adeguato; al centro mettete la macedonia sgocciolata dal sugo, guarnite con le fettine di pesca e di fico, quindi servite con la salsa di lamponi, a parte.

Quanto nutre una porzione: 295 calorie.

Vino consigliato: Giro' di Cagliari

giro di cagliari dolce

Il Giro' di Cagliari Dolce Liquoroso è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari e Oristano.

La denominazione di origine controllata fu istituita dal decreto ministeriale del 1979 per autorizzare la produzione di vini rossi con l'impiego esclusivo della varietà Girò.

L'area interessata è molto vasta e coinvolge una sessantina di comuni sparsi nella provincia di Oristano e tutti i comuni di quella di Cagliari.

La produzione è incentrata su vini caratteristici e di buona fattura dagli odori delicati e ai profumi di uva e mosto, con una bocca calda e vellutata. Sorprende l'alta gradazione alcolica, intorno ai 14,5% vol., e il colore rosso rubino tenue.

Le rese massime autorizzate sono di 12 tonnellate per ettaro e sono esclusi dall'iscrizione all'albo i vigneti al di sopra dei 400 metri sul livello del mare, i terreni di debole compattezza derivate da rocce compatte e le dune sabbiose attuali.

Il disciplinare autorizza anche un massimo del 5% di colture di vigneti diversi per favorire l'impollinazione purche questi non vengano vinificati per produrre il DOC che deve restare al 100% di Girò.

Il grado alcolico minimo deve essere di 13% vol., e l'immissione in commercio non deve avvenire prima del 1° luglio successivo alla vendemmia.

Sono consentiti leggeri appassimenti per la concentrazione degli zuccheri su stuoie e graticci ma è assolutamente vietata la fortificazione tramite mosto concentrato o assemblaggi con mosti precedentemente fortificati.

Le tipologie autorizzate dal disciplinare sono il Rosso Secco e Dolce e il Liquoroso nelle versioni Secco, Dolce e Riserva, dove per Riserva si intendono i vini “Liquoroso” che siano stati invecchiati almeno due anni, di cui uno in botti di rovere o castagno.

Nella tipologia Rosso Secco o Dry il colore è rubino tenue, asciutto e vellutato dai sentori di uva.

È accompagnato da pasticceria a pasta non lievitata, pasticceria secca e di mandorle, con crostate di frutti rossi o frutti secchi, formaggi e pecorini maturi con temperature di servizio basse, intorno ai 13°C.

Il Rosso Dolce invece è morbido, alcolico e gradevole conservando i profumi.

Il Liquoroso Secco assume toni rubino brillante, con profumi persistenti, fini ed eleganti per una bocca calda e vellutata, naturalmente asciutta. Con pasticceria secca si esalta meglio come vino da meditazione.

Il tipo Liquoroso Dolce mantiene le stesse caratteristiche del Liquoroso Secco ma naturalmente i gusti sono dolci e morbidi. I suoi abbinamenti ideali sono le crostate di frutti rossi in confettura e la pasticceria da forno. La gradazione alcolica minima deve essere di 17,5% vol.

La temperatura di servizio varia dai 10 ai 14°C.

Scopri altre notizie su : Girò di Cagliari - Vino Rosso - Vino rosso sardo

giro di cagliari dolce map

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Storia, curiosità, ricette e consigli dal mondo. Notizie, percorsi gastronomici, redazionali e ricette per vivere il gusto con stile.

Ingredienti: per 8 persone

zucchero semolato g 150
farina bianca g 100
fecola g 50
5 uova
burro
zucchero a velo.

Per farcire:
panna da montare g 200
1 kiwi
2 fette di ananas sciroppato
2 mezze pesche sciroppate


biscotto arrotolato ai frutti
Preparazione: 20’

  • Montate le uova con lo zucchero servendovi dello sbattitore elettrico finché saranno gonfie, soffici e biancastre.
  • Unite la farina e la fecola, setacciate insieme, facendole cadere da un setaccino e mescolando con delicatezza.
  • Stendete l'impasto a forma di rettangolo su un foglio di carta da forno leggermente imburrato.
  • Infornate a 190° per non più di 12'. Sfornate il biscotto e lasciatelo raffreddare, coperto con uno strofinaccio.
  • Montate la panna ben ferma e spalmatela sul biscotto, freddo.
  • Cospargetelo con il kiwi, l'ananas e la pesca a pezzetti, quindi arrotolate il dolce su se stesso e cospargetelo di zucchero a velo (per ottenere le righe, copritelo con strisce di carta).

Quanto nutre una porzione: 392 calorie.

Vino consigliato: Sant'Antimo Vin Santo

sant'Antimo Vin Santo

Il Sant'Antimo Vin Santo è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Siena.
La denominazione trae origine da uno dei monumenti simbolo di Montalcino in provincia di Siena, l'abbazia romanica di Sant'Antimo, ed è stata voluta dai produttori per valorizzare tutti quei vitigni di qualità che hanno raggiunto gradimento tra i consumatori.
Molte notizie storiche testimoniano la produzione di vini da parte dei Monaci dell’Abbazia di Santa’Antimo, la quale si trovava sul percorso della via Francigena, sulla quale transitavano molti pellegrini provenienti dal Nord Europa e diretti verso Roma. Sant’Antimo è stata fondata da Carlo Magno nel IX secolo e pertanto ha rappresentato da sempre un punto di riferimento per la produzione agricola e quindi anche vitivinicola del territorio.

La zona di produzione delle uve dei vini DOC “Sant’Antimo” comprende, in provincia di Siena, la località Sant’Antimo parte del territorio amministrativo del comune di Montalcino.

Nella vinificazione dei vini a denominazione di origine controllata “Sant’Antimo” Vin Santo e “Sant’Antimo” Vin Santo Occhio di Pernice l’appassimento delle uve deve avvenire in locali idonei fino a raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 26,6%; la conservazione e l’invecchiamento deve avvenire in caratelli di capacità non superiore a cinque ettolitri; l’immissione al consumo non può avvenire prima del 1° novembre del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve e con la menzione riserva, non può avvenire prima del 1° novembre del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve.

Per la produzione della sola tipologia del vino a DOC “Sant’Antimo” Rosso è previsto, nel rispetto dei relativi disciplinari di produzione il passaggio dal “Brunello di Montalcino” e dal “Rosso di Montalcino”.

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Questa denominazione di origine controllata nasce nel 1997 come Golfo del Tigullio e viene poi modificata, con Decreto Ministeriale del 2011, in Golfo del Tigullio-Portofino doc o semplicemente Portofino doc, con variazioni concernenti anche il disciplinare di produzione. Comprende diverse tipologie di vino: Bianco – anche Spumante frizzante e Passito –, Rosso – anche frizzante e novello –, Rosato – anche in versione frizzante –, Bianchetta Genovese – anche frizzante –, Vermentino – anch'esso disponibile nella tipologia frizzante –, Ciliegiolo – fermo, frizzante e novello –, Moscato – anche Passito – e Scimiscià.

Esiste anche la sottozona Costa dei Fieschi, dove si producono Bianco – anche Spumante e Passito –, Rosso, Rosato, Moscato e Moscato Passito. I vigneti sono coltivati lungo la fascia costiera e nel primo entroterra, a est di Genova fino al confine con la provincia di La Spezia, dove terreni ricchi di argilla e calcare e condizioni climatiche miti creano un ambiente pedoclimatico che favorisce la produzione di vini strutturati, caldi e morbidi.

golfo del tigullio

Zona di produzione.

L'area geografica di riferimento per questa doc ricade interamente nella provincia di Genova e interessa per intero i comuni di Avegno, Bargagli, Bogliasco, Borzonasca, Camogli, Carasco, Casarza Ligure, Castiglione Cavarese, Chiavari, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Davagna, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi, Lumarzo, Mezzanego, Moneglia, Ne, Neirone, Orero, Pieve Ligure, Portofino, Rapallo, Recco, San Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Sestri Levante, Sori, Tribogna, Uscio e Zoagli e parzialmente il territorio comunale di Genova, Lorsica e Moconesi.

Vitigni e caratteristiche organolettiche.

Il Bianco si ottiene da Vermentino e Bianchetta Genovese, da soli o congiuntamente, per almeno il 60%, con la possibilità di aggiunta di altri vitigni a bacca bianca non aromatici. Il Rosso e il Rosato si ricavano per almeno il 60% da uve Ciliegiolo e Dolcetto, da soli o congiuntamente, con eventuale aggiunta di altri vitigni non aromatici di analogo colore. I vini con denominazione Bianchetta Genovese, Vermentino, Ciliegiolo e Scimiscià si ottengono dall'omonimo vitigno per almeno l'85%, con eventuale aggiunta di altri vitigni con frutto di identico colore. Il Moscato e il Moscato Passito, invece, devono essere vinificati in purezza da uve Moscato Bianco.

Il Bianco si presenta di un colore giallo paglierino, dorato nella tipologia Passito, con profumo delicato, intenso e persistente e gradazione alcolica minima del 10%, che sale all'11% nello Spumante e al 12% nel Passito. Il Rosso ha un colore rosso rubino, un odore fine e caratteristico, un sapore asciutto, di medio corpo, con vena tannica e un titolo alcolometrico minimo del 10,5%, che diventa 11% nella tipologia novello.

Il Rosato, che ha una gradazione alcolica minima del 10,5%, ha un profumo vinoso e delicato e un sapore secco, fresco e armonico. La Bianchetta Genovese è un vino dal colore giallo paglierino, con bouquet fine e delicato, sapore secco, sapido e carratteristico e titolo alcolometrico minimo pari al 10,5%. Il Vermentino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, un odore delicato e fruttato, un sapore secco, sapido e armonico e una gradazione minima pari al 10,5%.

Il Ciliegiolo ha un colore che varia dal rosso cerasuolo al rosso rubino, un profumo fruttato, intenso e persistente, un sapore sapido, armonico e di buon corpo e un titolo alcolometrico minimo dell'11%. Lo Scimiscià, di colore giallo paglierino con eventuali riflessi verdolini, ha un odore fine, delicato e persistente, un sapore secco, fresco e persistente e una gradazione minima del 12%. Il Moscato si presenta di colore giallo paglierino e ha un odore aromatico e caratteristico e un sapore dolce, sapido e vivace; la gradazione alcolica minima è del 10%. Il Moscato Passito, che ha una gradazione alcolica pari ad almeno il 15,5%, è un vino giallo dorato con bouquet intenso e complesso; in bocca è dolce, caldo, armonico e caratteristico.

Golfo del Tigullio-Portofino vino map

Accostamenti a tavola.

Il Bianco si abbina perfettamente ai frisceu alle erbette, alla farinata, alle verdure ripiene, ai minestroni e alle frittate con erbette; da provare con piatti dagli accostamenti particolari come salame e fichi o stoccafisso con formaggio di Santo Stefano d'Aveto. La versione frizzante, così come il Vermentino frizzante e la Bianchetta Genovese frizzante, è perfetta con le acciughe al limone, l'insalata russa, l'insalata capricciosa e le uova ripiene. La Bianchetta ferma è l'ideale accompagnamento per primi piatti di pasta fresca, torte di bietole, di riso o di zucca, acciughe e frutti di mare e risotti agli ortaggi. Il Vermentino fermo si abbina bene alla torta pasqualina, a primi piatti tipici come i corzetti stampati con salsa di pinoli, le trenette e le trofie al pesto, i pansoti alla salsa di noci e a pesci come l'orata e il branzino, sia al forno sia lessi.

Tutti questi vini bianchi si servono in calici con stelo alto a una temperatura di 10° C. Il Rosso si accosta amabilmente a primi piatti con ragù di carne, ravioli col tocco, polente, pollame in umido, coniglio e ovini in casseruola, trippe, spezzatini di carni bianche e formaggi di media stagionatura; va servito in calici bordolesi a una temperatura intorno ai 16° C. Il Rosato, servito a una temperatura fra i 12° e il 13° C in calici svasati con stelo alto, accompagna antipasti di salumi, zuppe di pesce, minestrone alla genovese, pasta al pomodoro e melanzane alla parmigiana. Lo Scimiscià è un vino da umidi di mare e formaggi freschi, mentre il Ciliegiolo, che si serve come il Rosato, esalta piatti come lo stoccafisso accomodato, la lattuga ripiena in brodo e i ceci in zimino. Il Moscato è perfetto con latte dolce fritto, pandolce, pandoro, canestrelli e crostate; va servito in grandi coppe con stelo alto a 9° C. Il Passito, eccellente vino da conversazione da gustare in calici a tulipano a una temperatura intorno ai 7°-8° C, è l’ideale compagno per dolci sostanziosi e pasticceria secca.

Curiosità.

Fra gli spumanti doc del Golfo del Tigullio ce n’è uno, prodotto da Pierluigi Lugano, che vanta un primato mondiale: il Golfo del Tigullio Spumante doc metodo classico non dosato Abissi – Riserva Marina di Portofino è il primo spumante al mondo a essere prodotto col metodo della spumantizzazione subacquea. Le 6.500 bottiglie prodotte vengono suddivise in 12 gabbioni e immerse per più di un anno a una profondità di circa 60 metri, sul fondo della baia tra il faro di Portofino e la Cala dell’Oro. La temperatura costante – circa 15° C –, la carenza di luce e l’effetto culla provocato dalle correnti marine creano l’ambiente ideale per la maturazione del vino, dando vita a uno spumante davvero unico.

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Ingredienti: per 8 persone

Per le coroncine:
farina bianca g 150
burro g 150
3 uova
sale
burro e farina per la placca

Per farcire:
rabarbaro g 600
latte g 300
zucchero semolato g 80 più alcune cucchiaiate
burro g 30
farina bianca g 25
3 tuorli
vanillina
Cointreau
limone
zucchero a velo
coroncine al rabarbaro
Preparazione: 80’

  • Preparate per le coroncine una pasta bigné, facendo bollire g 250 d'acqua con il burro e un pizzico di sale.
  • Unite quindi la farina, tutta in una volta.
  • Tenete l'impasto sul fuoco fino a quando si staccherà dalla casseruola con uno sfrigolio; allora toglietelo, fatelo raffreddare poi incorporatevi le uova, una alla volta.
  • Mettete la pasta in una tasca per farcire munita di bocchetta spizzata e fatela uscire su una placca imburrata e infarinata, formando 8 anelli di cm 7 di diametro (coroncine): per dare maggiore spessore, preparate ogni coroncina con due giri sovrapposti di pasta.
  • Passate nel forno già a 200° per circa 25', poi sfornate e lasciate raffreddare.
  • Poco prima di servire le coroncine, avviate la farcia: mettete a riscaldare il latte con una scorzetta di limone e un terzo di bustina di vanillina.
  • In una ciotola, lavorate i tuorli con g 80 di zucchero e la farina.
  • Stemperate il composto con il latte caldo, versato a filo, quindi portate il tutto su fuoco moderato, lasciando sobbollire la crema per circa 5'.
  • Mondate le coste di rabarbaro, privandole della parte esterna più fibrosa, quindi tagliatele in dadolata che porrete a rosolare, a fuoco vivo, nel burro spumeggiante.
  • Addolcite con 4 cucchiaiate di zucchero e aromatizzate con uno spruzzo di Cointreau, quindi fiammeggiate.
  • Dopo che l'alcool sarà evaporato, riducete la fiamma e proseguite la cottura del rabarbaro,ancora per 3' circa, quindi spegnete.
  • Aprite le coroncine a metà e farcitele con la crema, quindi ricomponetele.
  • Al centro di ognuna mettete un'abbondante cucchiaiata di rabarbaro, cospargete con zucchero a velo, quindi servite.

 

Quanto nutre una porzione: 241 calorie.

 

Vino consigliato: Golfo del Tigullio passito

golfo del tigullio

Il Golfo del Tigullio passito è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Genova.

Questa denominazione di origine controllata nasce nel 1997 come Golfo del Tigullio e viene poi modificata, con Decreto Ministeriale del 2011, in Golfo del Tigullio-Portofino doc o semplicemente Portofino doc, con variazioni concernenti anche il disciplinare di produzione. Comprende diverse tipologie di vino: Bianco – anche Spumante frizzante e Passito –, Rosso – anche frizzante e novello –, Rosato – anche in versione frizzante –, Bianchetta Genovese – anche frizzante –, Vermentino – anch'esso disponibile nella tipologia frizzante –, Ciliegiolo – fermo, frizzante e novello –, Moscato – anche Passito – e Scimiscià. Esiste anche la sottozona Costa dei Fieschi, dove si producono Bianco – anche Spumante e Passito –, Rosso, Rosato, Moscato e Moscato Passito. I vigneti sono coltivati lungo la fascia costiera e nel primo entroterra, a est di Genova fino al confine con la provincia di La Spezia, dove terreni ricchi di argilla e calcare e condizioni climatiche miti creano un ambiente pedoclimatico che favorisce la produzione di vini strutturati, caldi e morbidi.

Il Bianco si abbina perfettamente ai frisceu alle erbette, alla farinata, alle verdure ripiene, ai minestroni e alle frittate con erbette; da provare con piatti dagli accostamenti particolari come salame e fichi o stoccafisso con formaggio di Santo Stefano d'Aveto. La versione frizzante, così come il Vermentino frizzante e la Bianchetta Genovese frizzante, è perfetta con le acciughe al limone, l'insalata russa, l'insalata capricciosa e le uova ripiene. La Bianchetta ferma è l'ideale accompagnamento per primi piatti di pasta fresca, torte di bietole, di riso o di zucca, acciughe e frutti di mare e risotti agli ortaggi. Il Vermentino fermo si abbina bene alla torta pasqualina, a primi piatti tipici come i corzetti stampati con salsa di pinoli, le trenette e le trofie al pesto, i pansoti alla salsa di noci e a pesci come l'orata e il branzino, sia al forno sia lessi. Tutti questi vini bianchi si servono in calici con stelo alto a una temperatura di 10° C.

Il Rosso si accosta amabilmente a primi piatti con ragù di carne, ravioli col tocco, polente, pollame in umido, coniglio e ovini in casseruola, trippe, spezzatini di carni bianche e formaggi di media stagionatura; va servito in calici bordolesi a una temperatura intorno ai 16° C. Il Rosato, servito a una temperatura fra i 12° e il 13° C in calici svasati con stelo alto, accompagna antipasti di salumi, zuppe di pesce, minestrone alla genovese, pasta al pomodoro e melanzane alla parmigiana.

Lo Scimiscià è un vino da umidi di mare e formaggi freschi, mentre il Ciliegiolo, che si serve come il Rosato, esalta piatti come lo stoccafisso accomodato, la lattuga ripiena in brodo e i ceci in zimino. Il Moscato è perfetto con latte dolce fritto, pandolce, pandoro, canestrelli e crostate; va servito in grandi coppe con stelo alto a 9° C. Il Passito, eccellente vino da conversazione da gustare in calici a tulipano a una temperatura intorno ai 7°-8° C, è l’ideale compagno per dolci sostanziosi e pasticceria secca.

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Ingredienti: per 4 persone

Pasta sfoglia surgelata g 700
mele g 500
zucchero semolato
burro per la placca e per gratinare

Per completare :
panna da montare g 400
latte g 300
zucchero semolato g 80
farina g 25
3 tuorli
limone
vanillina
zucchero a velo
torta millefoglie alle mele
Preparazione: 60’

  • Fate scongelare la pasta sfoglia quindi dividetela in 3 pezzi uguali che tirerete in altrettanti rettangoli di mm 3 di spessore.
  • Bucherellateli con una forchetta, poi pennellate ciascuno con pochissima acqua fredda, cospargeteli con una cucchiaiata di zucchero, quindi sistemateli su una placca , pennellata d'acqua.
  • Lasciate riposare i rettangoli per circa 20', quindi passateli nel forno già a 200° per 15'.
  • Sbucciate le mele, affettatele sottilmente.
  • Disponete le fettine su una placca imburrata, cospargetele con 2 cucchiaiate di zucchero, pennellatele di burro quindi gratinatele a 250°.
  • Mettete a riscaldare il latte con una scorzetta di limone; lavorate in una ciotola i tuorli con lo zucchero semolato, un terzo di bustina di vanillina e la farina.
  • Stemperate con il latte caldo quindi fate sobbollire a fuoco moderato per 5'.
  • Lasciate raffreddare la crema.
  • Montate la panna quindi amalgamatene metà alla crema.
  • Ricavate dai tre rettangoli di sfoglia altrettanti dischi di cm 24 di diametro (conservate i ritagli).
  • Spalmate il primo disco con metà della crema, quindi proseguite con metà delle fettine di mele, alcuni pezzetti di ritagli, il secondo disco, la restante crema, le ultime mele e ancora qualche pezzetto di ritagli-
  • Terminate con il terzo disco.
  • Passate brevemente al tritatutto elettrico i ritagli rimasti, ottenendo una granella non troppo fine.
  • Spalmate bene i fianchi della torta con la restante panna montata, quindi ricopriteli con la granella.
  • Spolverizzate il dolce di zucchero a velo; volendo guarnitelo anche con spicchi di fragola.

 

Quanto nutre una porzione: 746 calorie.

Vino consigliato: Breganze Torcolato

vino breganze torcolato

Il vino bianco Breganze Torcolato  prodotto principalmente in Veneto è un vino Torcolato Di Breganze Bianco Dolce, la cui coltivazione e preparazione abbonda principalmente nei comuni di Breganze, Fara, Mason, E Marostica, Bassano, Sandrigo, dove con il passare degli anni la storia del vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc ha assunto le caratteristiche di un prodotto di qualità indiscutibile.

Tanti sono, difatti, i produttori di qualità presenti in questa regione, alcuni dei quali di distinguono per per il sapore unico ed inconfondibile dei propri vini e per l'elevato livello qualitativo della loro coltivazione. Anche il vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc si caratterizza per i medesimi aspetti che contraddistinguono tutti i vini bianchi che, a differenza dei vini rossi, sono distinti da una vinificazione che non prevede il contatto tra vinacce e mosto in trasformazione.

Il Torcolato, vino bevuto dall'antichità sia dalle famiglie ricche che da quelle più umili, al quale sono stati attribuiti molti riconoscimenti ad iniziare dal 1909 quando, presentato da Arnaldo Carli all'Esposizione di Lonigo, vince la medaglia d'oro. Nel 1980 varca il confine nazionale raggiungendo l'America, nel 1983 conquista un articolo sulla rivista "Gourmet", e nel '93 è presente anche sul "The New York Times".

torcolato mappa

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novembre 27, 2013

Ingredienti: per 4 persone

zucchero semolato g 130
mandorle a lamelle, tostate, g 50
3 uova
cannella in polvere
farina
una pesca
una bustina di vanillina
4 amaretti
4 savoiardi
burro

Il soufflé o sufflè è un tipico piatto francese. La cottura del soufflé avviene lentamente, è un processo molto delicato ed a cui bisogna prestare molta attenzione, per questo, nel linguaggio comune, viene spesso usato come termine di paragone.

souffle alla cannella
Preparazione: 40’

  • Montate con la frusta elettrica gli albumi con g 70 di zucchero e un pizzico di cannella, aggiungete i tuorli e successivamente, lavorando l'impasto con il cucchiaio di legno con movimenti dal basso verso l'alto e viceversa, incorporatevi una cucchiaiata di farina setacciata con la vanillina.
  • Imburrate molto bene 4 stampini di vetro, spolverizzateli con un poco di zucchero, sbriciolatevi sul fondo un savoiardo, aggiungete un pizzico di mandorle tostate, distribuitevi l'impasto preparato, quindi passateli in forno a 200° per 15' circa.
  • Intanto rosolate in padella la pesca a spicchi, con una noce di burro, lo zucchero rimasto e gli amaretti sbriciolati.
  • Sfornate i soufflé e serviteli subito, senza sformarli, accompagnati dalla composta di pesca.

Quanto nutre una porzione: 326 calorie.

Vino consigliato: Moscato d'Asti, Colli Euganei Fior d'Arancio, Moscato di Trani

Moscato_di_Trani

Il Moscato di Trani DOC è un vino prodotto nelle tipologie Dolce Naturale e Liquoroso. Si ottiene da uve Moscato Bianco (localmente detto anche Moscato di Trani o Moscato Reale), minimo 85%, a questo si possono eventualmente aggiungere uve di altri vitigni a bacca bianca autorizzati nella provincia di Bari (massimo 15%).
La zona di produzione comprende interamente i comuni di Trani, Ruvo di Puglia, Bisceglie, Corato, Andria, Canosa di Puglia, Minervino Murge, Barletta, Terlizzi e Bitonto, in provincia di Bari, e parte di Cerignola e Trinitapoli, in provincia di Foggia.
Trani vanta un’antica tradizione vinicola: dal suo porto, infatti, partivano i vini destinati alle regioni del nord; questa tradizione risale addirittura ai Fenici, i primi a intessere scambi commerciali con gli abitanti dell’antica Puglia.
Il disciplinare di produzione del Moscato di Trani DOC prevede un invecchiamento minimo di 4 mesi. Per la versione Liquoroso è obbligatorio l’invecchiamento di 12 mesi e una gradazione del 18%, di cui 16 svolti, a differenza del 14,5% del Dolce. Il Moscato di Trani ha una gradazione alcolica elevata e un elevato contenuto di zuccheri residui, la cui fermentazione, nel caso del Liquoroso, viene inibita dall’aggiunta di alcol.

Nel 1974 il Moscato di Trani è stato insignito della Denominazione di Origine Controllata, ma già intorno agli anni Mille era un vino conosciuto oltre che in Puglia (terra d’origine ) anche nel resto della Penisola.

La grossa notorietà di questo vino fu principalmente merito proprio, ma anche dei Veneziani ( potenti commercianti con una flotta navale imponente) che cominciarono a commerciarlo vedendoci grandi possibilità di guadagni. A quel tempo infatti ci furono accordi commerciali con il Conte di Trani che agevolarono la conoscenza di questo vino . Il Moscato di Trani è anche uno dei vini più antichi della Puglia.

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ll vino è una delle componenti che più caratterizzano la Toscana e soprattutto la Maremma, contribuisce con la sua eccellenza ad aprire una finestra sul territorio in cui nasce. Ed è in questo senso che le strade del vino prendono vita.

In tutta la regione Toscana sono attualmente riconosciute quattordici strade del vino. Nella Maremma Livornese o Alta Maremma, lungo il bellissimo territorio della Costa degli Etruschi, è percorribile la Strada del Vino e dell'Olio Costa degli Etruschi. Nella Maremma Grossetana si possono percorrere tre diverse strade del vino: la Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma, a sud della Provincia di Grosseto, la Strada del Vino e dei Sapori Monteregio di Massa Marritima, e la Strada del Vino Montecucco e dei Sapori dell'Amiata nell'entroterra verso il Monte Amiata, la più recente.

Il Bianco di Pitigliano è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Grosseto.

La zona di produzione del vino DOC Bianco di Pitigliano comprende la fascia di terreni che dal Lago di Bolsena si estende fino a Pitigliano, in provincia di Grosseto. Questi territori sono caratterizzati dall’abbondante presenza di tufo proveniente da eruzioni vulcaniche avvenute in tempi remoti. Pitigliano stessa sorge in posizione spettacolare su una ripida scogliera di questa roccia.

bianco di pitigliano

Molti sono i vitigni che concorrono nell’uvaggio per la produzione di questo vino: Trebbiano Toscano, localmente detto Procanico (50-80%), Greco (detto Grechetto), Malvasia Bianca Toscana o Verdello (minimo 20%), Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Riesling Italico (massimo 30%). Le uve tradizionali sono dunque affiancate da vitigni internazionali che ne arricchiscono il bouquet. Se ne ottiene un vino da bersi giovane, entro 1 anno dalla vendemmia. Piace per la sua immediatezza e per il suo tipico retrogusto amarognolo. È un vino versatile, di facile abbinamento a piatti leggeri e poco costruiti, nonché ideale come aperitivo. Si producono anche la versione Spumante, con titolo alcolometrico 11,5% e la tipologia Superiore, con titolo alcolometrico minimo 12%, entrambi con una produzione massima di 125 quintali di uve per ettaro.

Il vino "Bianco di Pitigliano" deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la composizione di vitigni nella proporzione indicata a fianco di ciascuno di essi: Trebbiano toscano 50-80%; Greco, Malvasia bianca toscana e Verdello, da soli o congiuntamente, non oltre il 20%; Grechetto, Chardonnay, Sauvignon (bianco), Pinot bianco e Riesling italico (bianco), da soli nei limiti del 15%, congiuntamente non oltre il 30%.

È ammessa la presenza di vitigni complementari a bacca bianca fra quelli raccomandati e autorizzati fino a un massimo del 10%.

L'adeguamento della composizione ampelografica su base aziendale dei vigneti iscritti all'albo dei vigneti della denominazione di origine controllata "Bianco di Pitigliano" dovrà essere effettuata entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente disciplinare di produzione.

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino "Bianco di Pitigliano" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche. Sono, pertanto, da considerare idonei i vigneti ubicati su terreni prevalentemente tufacei, di origine vulcanica, con giacitura piuttosto varia rappresentata da altopiani declivi, intercalati da colline e vallette con costoni più o meno ripidi. Per la coltivazione dei vigneti sono esclusi i fondovalle e i terreni pianeggianti e umidi. I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati, comunque atti a non modificare le caratteristiche dell'uva e del vino.

È esclusa ogni pratica di forzatura. La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino "Bianco di Pitigliano" non deve essere superiore a q.li 125 per ettaro di vigneto in coltura specializzata e q.li 25 per ettaro in coltura promiscua.
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un'accurata cernita delle uve purchè la produzione non superi del 20% i limiti medesimi. La resa massima dell'uva in vino non deve essere superiore al 70%.

La Regione Toscana, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, ogni anno prima della vendemmia può stabilire un limite massimo di produzione di uva per ettaro inferiore a quello fissato dal presente disciplinare, dandone immediata comunicazione al ministero dell'Agricoltura e delle Foreste e al Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini.

Abbinamenti:

Preparazioni a base di pesce e di verdure, rane e lumache non salsate, frittata, formaggi a pasta molle, panzanella, marzolino, sformato di carciofi, acquacotta, minestre.

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Ingredienti: per 4 persone

crema pasticcera pronta al limone g 530
pasta sfoglia pronta g 200
un limone non trattato
4 fichi maturi
4 chicchi d'uva nera
burro

Per questo rapido dessert, si può usare la Crema Pasticcera al Limone di Parmalat, a lunga conservazione, in tetrapack da g 530.

La pasta sfoglia è un impasto base della pasticceria, indicato non solo per la preparazione di torte come la millefoglie, ma anche per preparazioni salate. E' versatile e permette di dare sfogo alla nostra creatività.

coppette di sfoglia con crema al limone e fichi
Preparazione: 20’

  • Tagliate la pasta in 4 parti uguali.
  • Modellatela sul dorso di 4 stampini a cupoletta, del diametro di cm 10, leggermente imburrati per evitare che la pasta si attacchi.
  • Cuocete le 4 coppette, appoggiate su un'unica teglia, nel forno scaldato a 180 °C per circa 7'.
  • Lasciatele intiepidire, quindi sformatele. Grattugiate la scorzetta del limone. Mescolatela con la crema.
  • Riempite le coppette di pasta con la pasticcera così arricchita.
  • Pulite i fichi e tagliateli a quarti.
  • Disponeteli come petali sulla crema e, al centro di ogni "fiore", sistemate un chicco d'uva nera; servite subito.

Quanto nutre una porzione: 564 calorie.

Vino consigliato: Friuli -Colli Orientali Tocai, Bianco di Pitigliano, Torgiano Chardonnay.

bianco di pitigliano

Il Bianco di Pitigliano è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Grosseto.

La zona di produzione del vino DOC Bianco di Pitigliano comprende la fascia di terreni che dal Lago di Bolsena si estende fino a Pitigliano, in provincia di Grosseto. Questi territori sono caratterizzati dall’abbondante presenza di tufo proveniente da eruzioni vulcaniche avvenute in tempi remoti. Pitigliano stessa sorge in posizione spettacolare su una ripida scogliera di questa roccia.


Molti sono i vitigni che concorrono nell’uvaggio per la produzione di questo vino: Trebbiano Toscano, localmente detto Procanico (50-80%), Greco (detto Grechetto), Malvasia Bianca Toscana o Verdello (minimo 20%), Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Riesling Italico (massimo 30%). Le uve tradizionali sono dunque affiancate da vitigni internazionali che ne arricchiscono il bouquet. Se ne ottiene un vino da bersi giovane, entro 1 anno dalla vendemmia. Piace per la sua immediatezza e per il suo tipico retrogusto amarognolo. È un vino versatile, di facile abbinamento a piatti leggeri e poco costruiti, nonché ideale come aperitivo. Si producono anche la versione Spumante, con titolo alcolometrico 11,5% e la tipologia Superiore, con titolo alcolometrico minimo 12%, entrambi con una produzione massima di 125 quintali di uve per ettaro.

Il vino "Bianco di Pitigliano" deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la composizione di vitigni nella proporzione indicata a fianco di ciascuno di essi: Trebbiano toscano 50-80%; Greco, Malvasia bianca toscana e Verdello, da soli o congiuntamente, non oltre il 20%; Grechetto, Chardonnay, Sauvignon (bianco), Pinot bianco e Riesling italico (bianco), da soli nei limiti del 15%, congiuntamente non oltre il 30%.

È ammessa la presenza di vitigni complementari a bacca bianca fra quelli raccomandati e autorizzati fino a un massimo del 10%.

L'adeguamento della composizione ampelografica su base aziendale dei vigneti iscritti all'albo dei vigneti della denominazione di origine controllata "Bianco di Pitigliano" dovrà essere effettuata entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente disciplinare di produzione.

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino "Bianco di Pitigliano" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche. Sono, pertanto, da considerare idonei i vigneti ubicati su terreni prevalentemente tufacei, di origine vulcanica, con giacitura piuttosto varia rappresentata da altopiani declivi, intercalati da colline e vallette con costoni più o meno ripidi. Per la coltivazione dei vigneti sono esclusi i fondovalle e i terreni pianeggianti e umidi. I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli generalmente usati, comunque atti a non modificare le caratteristiche dell'uva e del vino.

È esclusa ogni pratica di forzatura. La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino "Bianco di Pitigliano" non deve essere superiore a q.li 125 per ettaro di vigneto in coltura specializzata e q.li 25 per ettaro in coltura promiscua.
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso un'accurata cernita delle uve purchè la produzione non superi del 20% i limiti medesimi. La resa massima dell'uva in vino non deve essere superiore al 70%.

La Regione Toscana, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, ogni anno prima della vendemmia può stabilire un limite massimo di produzione di uva per ettaro inferiore a quello fissato dal presente disciplinare, dandone immediata comunicazione al ministero dell'Agricoltura e delle Foreste e al Comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine dei vini.

Abbinamenti:

Preparazioni a base di pesce e di verdure, rane e lumache non salsate, frittata, formaggi a pasta molle, panzanella, marzolino, sformato di carciofi, acquacotta, minestre.

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novembre 26, 2013

Ingredienti: per 8 persone

Per il pan di Spagna:
farina bianca g 150
zucchero semolato g 150
4 uova
vanillina Bertolini
sale
burro e farina per lo stampo

Per farcire e decorare:
cioccolato fondente g 300
latte g 250
un uovo e un tuorlo
zucchero a velo g 150
zucchero semolato g 75
farina bianca g 25
6 amaretti
amaretto
limone

campana
Preparazione: 60’

  • Per la base:
  • Con lo sbattitore elettrico, montate le uova, i tuorli con lo zucchero e un pizzichino di sale, in un recipiente immerso in un bagnomaria tiepido, tenendo il tutto su fuoco moderatissimo, fino a quando il composto sarà soffice e gonfio.
  • Allora toglietelo dal bagnomaria e incorporatevi, poco per volta, la farina setacciata e il burro fuso e freddo.
  • Versate l'impasto in uno stampo rotondo a cerniera mobile di cm 24 di diametro, imburrato e infarinato e infornate a 180° per 40' circa.
  • Per la pasta di mandorle:
  • Passate lungamente al mixer g 350 di mandorle con 2 cucchiaiate di zucchero semolato, quindi amalgamate il ricavato con lo zucchero a velo, gli albumi non montati e una cucchiaiata di confettura di albicocche prima intiepidita e passata al setaccio, per ottenere una pasta morbida.
  • Raccoglietela in una tasca per farcire con bocchetta piatta spizzata.
  • Preparate della bagna con il liquore mescolato con il Cointreau e g 150 d'acqua. Intiepidite la confettura di pesche e passatela al setaccio.
  • Ora montate la torta: tagliatela orizzontalmente a metà, inzuppate i due dischi con la bagna, spalmateli con parte della confettura di pesche, quindi ricomponete il dolce e pennellatelo esternamente con la confettura di pesche rimasta.
  • Mettete la torta su una placca coperta con carta da forno e, usando la tasca, rivestitela con uno strato di pasta di mandorle, con strisce della medesima incrociate a gratella e con ghirigori lungo i fianchi.
  • Tenete la torta in luogo asciutto e aerato per 60', poi infornatela a 190° per 15' per far asciugare il rivestimento

Quanto nutre una porzione: 590 calorie.

Vino consigliato: Breganze Torcolato

vino breganze torcolato

Il vino bianco Breganze Torcolato  prodotto principalmente in Veneto è un vino Torcolato Di Breganze Bianco Dolce, la cui coltivazione e preparazione abbonda principalmente nei comuni di Breganze, Fara, Mason, E Marostica, Bassano, Sandrigo, dove con il passare degli anni la storia del vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc ha assunto le caratteristiche di un prodotto di qualità indiscutibile.

Tanti sono, difatti, i produttori di qualità presenti in questa regione, alcuni dei quali di distinguono per per il sapore unico ed inconfondibile dei propri vini e per l'elevato livello qualitativo della loro coltivazione. Anche il vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc si caratterizza per i medesimi aspetti che contraddistinguono tutti i vini bianchi che, a differenza dei vini rossi, sono distinti da una vinificazione che non prevede il contatto tra vinacce e mosto in trasformazione.

Il Torcolato, vino bevuto dall'antichità sia dalle famiglie ricche che da quelle più umili, al quale sono stati attribuiti molti riconoscimenti ad iniziare dal 1909 quando, presentato da Arnaldo Carli all'Esposizione di Lonigo, vince la medaglia d'oro. Nel 1980 varca il confine nazionale raggiungendo l'America, nel 1983 conquista un articolo sulla rivista "Gourmet", e nel '93 è presente anche sul "The New York Times".

Gli abbinamenti.

Il Torcolato si gradisce con pasticceria secca, dolci di credenza come biscotti o dolci con mandorle. Ma è nell’abbinamento con il salato che regala le soddisfazioni più grandi: con formaggi stagionati ed erborinati, con piatti a base di fegato e fois gras. I più curiosi lo possono provare anche con crostacei dolci e aragoste.

Il torcolato si presenta con un giallo dorato caldo dai riflessi ambrati. All'olfatto è fine e complesso con intensi profumi di frutta matura, esotica, albicocca secca e confettura, si possono riconoscere sentori di miele di acacia e leggera vaniglia.

Il gusto è dolce ma non stucchevole, la buona acidità mitiga la dolcezza e i tannini ceduti dal legno si fondono perfettamente con l'alcol che può variare tra gli 11 e i 13°. Presenta una lieve nota amarognola nel finale, ma del tutto piacevole.

Un vino come si suol dire "da meditazione", che accompagna molto bene la pasticceria secca ma anche tartine al patè de foie gras e formaggi erborinati, stagionati e saporiti.

torcolato mappa

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Ingredienti: per 12 persone

Per la base:
confettura di pesche g 300
farina bianca g 170
zucchero semolato g 150
burro g 80
liquore Amaretto g 50
Cointreau g 50
2 uova più 2 tuorli
sale
burro e farina per lo stampo

Per la pasta di mandorle:
mandorle pelate g 350
zucchero a velo g 270
2 albumi
confettura di albicocche
zucchero semolato

torta dorata di mandorl
Preparazione: 120’

  • Per la base:
  • Con lo sbattitore elettrico, montate le uova, i tuorli con lo zucchero e un pizzichino di sale, in un recipiente immerso in un bagnomaria tiepido, tenendo il tutto su fuoco moderatissimo, fino a quando il composto sarà soffice e gonfio.
  • Allora toglietelo dal bagnomaria e incorporatevi, poco per volta, la farina setacciata e il burro fuso e freddo.
  • Versate l'impasto in uno stampo rotondo a cerniera mobile di cm 24 di diametro, imburrato e infarinato e infornate a 180° per 40' circa.
  • Per la pasta di mandorle:
  • Passate lungamente al mixer g 350 di mandorle con 2 cucchiaiate di zucchero semolato, quindi amalgamate il ricavato con lo zucchero a velo, gli albumi non montati e una cucchiaiata di confettura di albicocche prima intiepidita e passata al setaccio, per ottenere una pasta morbida.
  • Raccoglietela in una tasca per farcire con bocchetta piatta spizzata.
  • Preparate della bagna con il liquore mescolato con il Cointreau e g 150 d'acqua. Intiepidite la confettura di pesche e passatela al setaccio.
  • Ora montate la torta: tagliatela orizzontalmente a metà, inzuppate i due dischi con la bagna, spalmateli con parte della confettura di pesche, quindi ricomponete il dolce e pennellatelo esternamente con la confettura di pesche rimasta.
  • Mettete la torta su una placca coperta con carta da forno e, usando la tasca, rivestitela con uno strato di pasta di mandorle, con strisce della medesima incrociate a gratella e con ghirigori lungo i fianchi.
  • Tenete la torta in luogo asciutto e aerato per 60', poi infornatela a 190° per 15' per far asciugare il rivestimento

Quanto nutre una porzione: 591 calorie.

Vino consigliato: Breganze Torcolato

vino breganze torcolato

Il vino bianco Breganze Torcolato  prodotto principalmente in Veneto è un vino Torcolato Di Breganze Bianco Dolce, la cui coltivazione e preparazione abbonda principalmente nei comuni di Breganze, Fara, Mason, E Marostica, Bassano, Sandrigo, dove con il passare degli anni la storia del vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc ha assunto le caratteristiche di un prodotto di qualità indiscutibile.

Tanti sono, difatti, i produttori di qualità presenti in questa regione, alcuni dei quali di distinguono per per il sapore unico ed inconfondibile dei propri vini e per l'elevato livello qualitativo della loro coltivazione. Anche il vino Breganze Torcolato Di Breganze Doc si caratterizza per i medesimi aspetti che contraddistinguono tutti i vini bianchi che, a differenza dei vini rossi, sono distinti da una vinificazione che non prevede il contatto tra vinacce e mosto in trasformazione.

Il Torcolato, vino bevuto dall'antichità sia dalle famiglie ricche che da quelle più umili, al quale sono stati attribuiti molti riconoscimenti ad iniziare dal 1909 quando, presentato da Arnaldo Carli all'Esposizione di Lonigo, vince la medaglia d'oro. Nel 1980 varca il confine nazionale raggiungendo l'America, nel 1983 conquista un articolo sulla rivista "Gourmet", e nel '93 è presente anche sul "The New York Times".

Gli abbinamenti.

Il Torcolato si gradisce con pasticceria secca, dolci di credenza come biscotti o dolci con mandorle. Ma è nell’abbinamento con il salato che regala le soddisfazioni più grandi: con formaggi stagionati ed erborinati, con piatti a base di fegato e fois gras. I più curiosi lo possono provare anche con crostacei dolci e aragoste.

Il torcolato si presenta con un giallo dorato caldo dai riflessi ambrati. All'olfatto è fine e complesso con intensi profumi di frutta matura, esotica, albicocca secca e confettura, si possono riconoscere sentori di miele di acacia e leggera vaniglia.

Il gusto è dolce ma non stucchevole, la buona acidità mitiga la dolcezza e i tannini ceduti dal legno si fondono perfettamente con l'alcol che può variare tra gli 11 e i 13°. Presenta una lieve nota amarognola nel finale, ma del tutto piacevole.

Un vino come si suol dire "da meditazione", che accompagna molto bene la pasticceria secca ma anche tartine al patè de foie gras e formaggi erborinati, stagionati e saporiti.

torcolato mappa

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Ingredienti: per 8 persone

Per la pasta choux:
farina bianca g 100
burro g 60
2 uova
sale

Per farcire:
piccola dadolata di frutta fresca mista (banana, kiwi, mela, papaia, lamponi), in tutto g 350
panna da montare g 300
zucchero semolato e a velo
succo di limone
scorza d'arancia candita
acqua di fior d'arancio
Grand Marnier

corona alla frutta
Preparazione: 120’

  • Con gli ingredienti indicati e g 150 d'acqua, preparate la pasta choux (impasto per bignè).
  • Mettetela in una tasca per farcire, con bocchetta liscia, e fatela uscire su una placca coperta da carta forno, in un cordoncino con il quale formerete un cerchio piuttosto spesso di cm 18 di diametro. Infornatelo a 200° per 35'.
  • Condite la frutta con il succo di un limone, 3 cucchiaiate di Grand Marnier e tenetela in frigorifero per 30' circa.
  • Montate la panna e amalgamatela con una dadolatina di scorzetta d'arancia candita, una cucchiaiata di zucchero a velo, una di acqua di fior d'arancio e 2 di Grand Marnier Fate sciogliere a caramello 3 cucchiaiate di zucchero semolato con una d'acqua.
  • Dividete orizzontalmente la corona di pasta choux ottenendo 2 cerchi: mettete quello di base su un piatto da portata, farcitelo con ciuffetti di panna montata e copritelo con il secondo cerchio sul quale verserete a filo il caramello.
  • Riempite il centro con la frutta sgocciolata e servite immediatamente.
  • Volendo, guarnite il piatto con fettine di carambola (frutto a stella).

Quanto nutre una porzione: 397 calorie.

Vino consigliato: Cori bianco dolce

moscato pantelleria1

La Doc comprende il Cori Bianco (anche nella versione Amabile e Dolce) e il Cori Rosso.

E' un vino tipico della regione Lazio, prodotto in provincia di Latina. Il Bianco si ottiene da uve Malvasia di Candia per un massimo del 70%; Trebbiano toscano per un massimo del 40%, Bellone e/o Trebbiano giallo per non oltre il 30%. Il Rosso si produce con uve dei vitigni Montepulciano per il 40-60%, Nero Buono di Cori per il 20-40% e Cesanese per il 10-30%.

Il vino Cori bianco si produce nella stessa zona del Cori rosso, da uve di Malvasia di Candia dal 40 al 60 per cento, Bellone dal 20 al 30 per cento, Trebbiano toscano dal 15 al 25 per cento, Trebbiano giallo (Greco giallo) dal 5 al 10 per cento.

La resa è di centodieci quintali per ettaro, vinificato al 70 per cento. Si ottiene un vino dal colore giallo tenue paglierino. molto scarico, limpidissimo. Il profumo è fruttato, vinoso. Il sapore è asciutto, più o meno morbido, vicino all'amabile, talvolta più o meno dolce. L'alcolicità minima è di 11 gradi con punte, in certe annate straordinarie, fino ai 12 gradi. L'acidità è del 4,5 per mille. È un vino da bersi giovanissimo non oltre due anni dalla vendemmia.

Accostamenti gastronomici.

Gli accostamenti gastronomici variano a seconda del tipo di vino.

Il tipo secco si serve su antipasti magri, minestre in brodo, pollo bollito con salse di verdura, pesce, piatti di uova, eccetera. L'amabile preferisce zuppe e creme di verdura con besciamella, crostacei, e formaggi saporiti, dove il suo gusto meglio si modula. Il tipo dolce va bene sul dessert. sulla frutta non troppo zuccherina e sulle paste lievitate anche un eccellente vino morbido da fuori pasto, da consumarsi come già detto, molto giovane, per goderne tutta la fragranza. La temperatura di servizio va, dai 10 gradi per il secco ai 12 gradi per il dolce; si usano i bicchieri da vino bianco fresco.

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novembre 25, 2013

Ingredienti: per 6 persone

zucchero g 350
frutti di bosco g 150
burro g 125
pera, a dadini, g 100
cioccolato fondente g 60
farina g 60
yogurt greco g 60
2 uova
essenza di vaniglia
burro e zucchero per gli stampini
sale

Gli sformatini tiepidi di cioccolato sono un dessert ricco di gusto, golosissimi e semplici da preparare.


sformatini tiepidi di cioccolato
Preparazione: 60’

  • Fate sciogliere a bagnomaria il burro mescolato con il cioccolato tagliuzzato, poi lasciate raffreddare.
  • Montate e uova con g 250 di zucchero e, quando il composto sarà gonfio e spumoso.
  • Unite il cioccolato fuso, lo yogurt, poche gocce di essenza di vaniglia, la farina setacciata, un pizzico di sale, quindi distribuite l'impasto in 12 stampini da muffin, già ben imburrati e spolverizzati di zucchero.
  • Aggiungete i dadini di pera, equamente divisi, quindi passate gli stampini in forno a 180° per 25' circa.
  • Intanto frullate i frutti di bosco insieme con lo zucchero rimasto (g 100), ottenendo una salsina.
  • Sformate gli stampini nel piatto da portata su un velo di salsina.
  • Servite gli sformatini tiepidi con il resto della salsina a parte.

 

Quanto nutre una porzione: 532 calorie.

 

Vino consigliato: Moscato di Pantelleria liquoroso.

moscato pantelleria1
Il Moscato di Pantelleria è un vino a DOC. che può essere prodotto esclusivamente nell'Isola di Pantelleria in provincia di Trapani.
Il Moscato di Pantelleria (sinonimo Zibibbo) è prodotto con la cultivar Moscato d'Alessandria, come tutti i moscati ha aromi tipici di moscato, dovuti principalmente a alcuni terpeni, di cui il linalolo è in questo vino il maggior rappresentante; se ne può avere un'idea anche masticando l'uva Italia e ponendo attenzione all'aroma retrolfattivo che si sprigiona.
Capo Zebib sembra sia il luogo di origine, di fronte Pantelleria in Africa, che rimanda ad un'importazione araba. Le fonti, a tal proposito, sono il Mendolia. Altre fonti, il Salomon, individuano l'origine in Alessandria d'Egitto da dove il nome di Moscato d'Alessandria.
Il Cupani per primo cita lo Zibibbo di Sicilia nell'anno 1696, ma c'era chi molto prima sottolineava il fatto che gli arabi chiamassero tale tipo di vite Zibibi. Il Nicosia vede nel M.d'A. una varietà di vite ideale per le pergole (1735).
Se nell'Ottocento lo Zibibbo era diffuso a Pantelleria fu di certo il Novecento a sancire l'exploit infatti è di questo periodo una produzione di poco inferiore agli 80.000 q.li di uva e poco meno di 15.000 hl di vino moscato (Scarponi). Tale cultivar tuttora continua ad essere la prima nella realizzazione di nuovi impianti.
È un vino da servire ad una temperatura di 10-12 gradi in bicchieri a tulipano medio piccoli ed è preferibile abbinarlo a formaggi erborinati accompagnati da confetture ottenute dal medesimo vino o dolci da forno, paste di mandorla, cannolo siciliano, cassata siciliana e anche gelati al pistacchio o alla ricotta; abbinamento più ardito può essere con il foie gras.

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Ingredienti: per 6 persone

zucchero g 350
frutti di bosco g 150
burro g 125
pera, a dadini, g 100
cioccolato fondente g 60
farina g 60
yogurt greco g 60
2 uova
essenza di vaniglia
burro e zucchero per gli stampini
sale

La charlotte è un tipo di dessert composto da una crema bavarese che viene circondata da una corona di savoiardi e ricoperta da una guarnitura il cui ingrediente principale specifica il nome di tutta la preparazione (come ad esempio charlotte alle fragole, charlotte al cioccolato, charlotte di mele, eccetera).

Charlotte di uva fredda e yogurt
Preparazione: 30’

  • Fate sciogliere a bagnomaria il burro mescolato con il cioccolato tagliuzzato, poi lasciate raffreddare.
  • Montate e uova con g 250 di zucchero e, quando il composto sarà gonfio e spumoso, unite il cioccolato fuso, lo yogurt, poche gocce di essenza di vaniglia, la farina setacciata, un pizzico di sale.
  • Quindi distribuite l'impasto in 12 stampini da muffin, già ben imburrati e spolverizzati di zucchero.
  • Aggiungete i dadini di pera, equamente divisi, quindi passate gli stampini in forno a 180° per 25' circa.
  • Intanto frullate i frutti di bosco insieme con lo zucchero rimasto (g 100), ottenendo una salsina.
  • Sformate gli stampini nel piatto da portata su un velo di salsina.
  • Servite gli sformatini tiepidi con il resto della salsina a parte.

Quanto nutre una porzione: 309 calorie.

Vino consigliato: Moscato di Pantelleria liquoroso.

moscato pantelleria1
Il Moscato di Pantelleria è un vino a DOC. che può essere prodotto esclusivamente nell'Isola di Pantelleria in provincia di Trapani.
Il Moscato di Pantelleria (sinonimo Zibibbo) è prodotto con la cultivar Moscato d'Alessandria, come tutti i moscati ha aromi tipici di moscato, dovuti principalmente a alcuni terpeni, di cui il linalolo è in questo vino il maggior rappresentante; se ne può avere un'idea anche masticando l'uva Italia e ponendo attenzione all'aroma retrolfattivo che si sprigiona.
Capo Zebib sembra sia il luogo di origine, di fronte Pantelleria in Africa, che rimanda ad un'importazione araba. Le fonti, a tal proposito, sono il Mendolia. Altre fonti, il Salomon, individuano l'origine in Alessandria d'Egitto da dove il nome di Moscato d'Alessandria.
Il Cupani per primo cita lo Zibibbo di Sicilia nell'anno 1696, ma c'era chi molto prima sottolineava il fatto che gli arabi chiamassero tale tipo di vite Zibibi. Il Nicosia vede nel M.d'A. una varietà di vite ideale per le pergole (1735).
Se nell'Ottocento lo Zibibbo era diffuso a Pantelleria fu di certo il Novecento a sancire l'exploit infatti è di questo periodo una produzione di poco inferiore agli 80.000 q.li di uva e poco meno di 15.000 hl di vino moscato (Scarponi). Tale cultivar tuttora continua ad essere la prima nella realizzazione di nuovi impianti.
È un vino da servire ad una temperatura di 10-12 gradi in bicchieri a tulipano medio piccoli ed è preferibile abbinarlo a formaggi erborinati accompagnati da confetture ottenute dal medesimo vino o dolci da forno, paste di mandorla, cannolo siciliano, cassata siciliana e anche gelati al pistacchio o alla ricotta; abbinamento più ardito può essere con il foie gras.

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Ingredienti: per 8 persone

un disco di meringa di cm 22 di diametro
gelato fior di latte g 500
panna fresca g 200
8 meringhette
8 lamponi
2 pesche

La meringa, leggerissima e friabile, trova applicazione in diverse preparazioni dolci. Le più note sono la meringata, les Îles flottantes, gli spumini bianchi o ricoperti di cioccolato fuso, i funghetti, le dita di dama, le meringhette, i dischi di meringa per torte gelate, i fondi per vacherin e per le uova alla neve

meringata al fior di latte
Preparazione: 30’

  • Sistemate il disco di meringa in uno stampo a cerniera che lo contenga giustamente e copritelo con il gelato, spalmandolo in uno spesso strato; passate lo stampo in freezer per 2 ore.
  • Montate la panna, mescolatela con i lamponi schiacciati, poi raccoglietela in una tasca di tela con bocchetta grossa, spizzata, e fatela uscire a zig-zag guarnendo il bordo della torta gelato, dopo averla tolta dallo stampo e accomodata nel piatto da portata.
  • Decorate la superficie con le meringhette, le pesche a spicchi, qualche ciuffetto di panna e servite subito.

 

Quanto nutre una porzione: 331 calorie.

Vino consigliato: Asti.

Moscato_d'Asti

Da notare che Asti spumante e Moscato d'Asti, pur facendo parte della medesima DOCG ed essendo ambedue espressioni di Moscato bianco, sono due vini diversi: il primo è uno spumante, il secondo non è uno spumante. Spesso sono confusi dal consumatore nonché, cosa più grave, dai ristoratori.
In effetti il Moscato d'Asti, non subendo la presa di spuma, è caratterizzato talvolta da una lieve frizzantezza naturale (si dice che è "vivace") oppure è tranquillo. Il disciplinare prevede entrambe le possibilità.
La zona di produzione del vino "Asti spumante" e "Moscato d'Asti" è compresa nei territori di 52 Comuni delle province di Asti, Cuneo e Alessandria.
Prodotto quasi esclusivamente da aziende di dimensioni medio piccole o da cantine cooperative che trasformano solamente le uve dei propri vigneti, il Moscato d'Asti ha raggiunto livelli qualitativi straordinari grazie alla diffusione della moderna tecnologia enologica, in particolare quella del freddo, che ha consentito di mantenere nel vino gli aromi ed i sapori del frutto e, nello stesso tempo, di stabilizzare il prodotto permettendone la conservazione ed il trasporto.
Storia, tradizione, dedizione imprenditorialità geniale, applicazione e ricerca continua lo mantengono prezioso esaltandone le peculiari caratteristiche.
La denominazione di origine controllata e garantita "Asti" (unico disciplinare) è riservata a due vini:
a) il vino spumante ("Asti" o "Asti spumante");
b) il vino bianco non spumante ("Moscato d'Asti").
Il Consorzio dell'Asti tutela anche il Moscato d'Asti che, pertanto, è sottoposto agli stessi controlli da sempre messi in atto sull'Asti Spumante. Con la D.O.C.G., inoltre, molte aziende vitivinicole dirette produttrici si sono iscritte al Consorzio che ha costituito al suo interno suo interno il Consiglio del Moscato d'Asti al fine di tutelare il prodotto dalle imitazioni e per far crescere il livello qualitativo e valorizzare l'immagine, peraltro già alta, del prodotto.

asti docg

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